Documenti di Ricerca Scientifica

 

  

Sugli schermi LCD

 

Riceviamo dal Dott. Carlo Albonico dell'ARPA VdA

e volentieri pubblichiamo

Lo schermo LCD (Liquid Crystal Display), o schermo piatto, è costituito da due piastre parallele che hanno delle scanalature, trasparenti ed orientate a 90° l’una rispetto all’altra. Tra le due piastre è posto uno strato sottile di un liquido (cristallo liquido) costituito da molecole che hanno la proprietà di orientarsi quando sottoposte ad una corrente elettrica. Quando una sorgente di luce illumina lo schermo la prima piastra agisce come un filtro polarizzante e lascia passare solo la componente della luce la cui orientazione è parallela alle scanalature.

In assenza di tensione elettrica la luce polarizzata che passa dalla prima piastra viene bloccata dalla seconda piastra che agisce come un filtro polarizzante perpendicolare.

Sotto l’effetto di una tensione i cristalli vanno progressivamente allineandosi nel senso del campo elettrico applicato e così la luce polarizzata può attraversare la seconda piastra.

Controllando localmente l’orientazione di questi cristalli liquidi è possibile creare dei pixels.

Ho constatato questo fenomeno usando un filtro polarizzatore.

La scoperta dei cristalli liquidi risale al 1888 ad opera del botanico austriaco Friedrich Reinitzer il quale osservò che la struttura cristallina del benzoato di colesterile, da lui sintetizzato, a 145°C collassa e si forma un liquido torbido (cristallo liquido) che diventa trasparente a 179°C. Inoltre variando la temperatura avvengono dei cambiamenti di colore nella fase del cristallo liquido. I cristalli liquidi presentano molte zone orientate casualmente l’una rispetto all’altra che hanno anisotropia ottica spontanea (cioè differenti proprietà di trasmissione della luce a seconda della direzione di osservazione).

I cristalli liquidi sono sostanze organiche cristalline, che quando fondono non passano direttamente alla fase liquida ma ad una o più fasi intermedie paracristalline (o mesomorfe) che a temperatura più alta si trasformano in una fase liquida vera e propria.

I cristalli liquidi hanno generalmente una struttura molecolare fortemente elongata e altamente polarizzabile per la presenza di uno o più anelli aromatici e di legami multipli -C=C- e -N=N- . le molecole possiedono un momento dipolare permanente. Le forze di coesione intermolecolare lungo l’asse maggiore delle molecole (cioè di lato) sono >> di quelle terminali (interazioni testa-coda).

I cristalli liquidi smettici (letteralmente saponiformi) hanno molecole le une disposte  accanto alle altre con gli assi maggiori paralleli. Le mesoforme (che possono esistere a temperatura o a temperatura più alta) si comportano, in quanto a proprietà meccaniche, come liquidi (assumono la forma del recipiente che le contiene). Esse sono otticamente ed elettricamente anisotrope come le sostanze solide.

 

Riceviamo dal PhD Michele Spina e, volentieri, pubblichiamo.

 

Dr. Palermo Francesco, PhD

Dr. Michele Spina, PhD

 

Negli ultimi anni l’ambiente ha subito notevoli modificazioni dovute all’impatto, sempre crescente, di composti chimici, sintetici e non, che sono in grado di interferire con il sistema neuroendocrino degli organismi viventi alterando i processi di sviluppo, i processi riproduttivi e minacciando, di conseguenza, il mantenimento della biodiversità. A questo proposito, è stato condotto un biomonitoraggio del fiume Tronto, attraverso l’impiego di organismi viventi, al fine di poter valutare le variazioni che si verificano nell’ambiente e, in modo più specifico, nella qualità delle acque. L’esposizione di organismi “sentinella” a campioni di acqua prelevati sul posto rappresenta, dunque, un approccio estremamente sensibile per la determinazione della qualità delle acque presenti in siti contaminati. A livello biochimico e biomolecolare lo studio degli effetti biologici, che si verificano in seguito all’esposizione, è stato condotto utilizzando un approccio integrato che prevede l’impiego sia di biomarcatori degli effetti xenoestrogenici (vitellogenina (VTG) ed espressione del recettore per gli estrogeni β1) sia dei parametri coinvolti nella risposta allo stress (cortisolo e glucosio nel plasma, glicogeno a livello epatico). I nostri risultati dimostrano come gli inquinanti ambientali, presenti nelle acque del fiume Tronto, non sono in grado di indurre chiari effetti di tipo di estrogenico; tuttavia, non bisogna sottovalutare l’importanza del dato emerso a proposito dell’azione esercitata dall’acqua del fiume Tronto sull’asse ipotalamo-ipofisi-interrenale (HPI). La mancanza di effetti estrogenici è un dato molto importante perchè ci permette di sostenere il fatto che gli interferenti endocrini, presenti nelle acque del fiume Tronto, non sono capaci di esercitare effetti negativi sulla biologia riproduttiva delle specie autoctone. Tuttavia, non bisogna trascurare che, per avere informazioni sulla concentrazione reale di EDs nel fiume Tronto, occorre effettuare un biomonitoraggio delle acque continuo e ripetere la sperimentazione in diversi periodi dell’anno.